Made in Italy School

Matteo Thun e l’estetica dell’economia

Il suo pensiero si muove lungo tre grandi linee progettuali: architettura, design degli interni, design del prodotto.

Matteo Thun e l’estetica dell’economia

15/07/2016

Architetto, classe '52, altoatesino – un'appartenenza al territorio che ha influito moltissimo sul suo lavoro - Matteo Thun è considerato uno dei più grandi esponenti italiani dell'interior design, conosciuto anche a livello internazionale. Il suo pensiero si muove lungo tre grandi linee progettuali: architettura, design degli interni, design del prodotto. Si è cimentato negli stili più diversi e ha esplorato oggetti che vanno dal puro design all'arredamento - è stato per anni direttore artistico per la Swatch.

Tre volte vincitore del Compasso d'Oro, lavora per Artemide, Flos, Philips, Fontana Arte, Missoni, Porsche Design, Coca Cola, Lavazza, AEG, Campari, Illy.  Quest' ultima lo sceglie per disegnare la celebre tazzina da espresso, chiedendo di caratterizzarla in modo che, oltre a conservare il calore del caffè, potesse orientare il profumo dell'aroma verso il naso, procurando un piacere tattile oltre che estetico. L'obiettivo era delineare una forma dal design inconfondibile. Da qui la decisione di Thun di inserire un elemento caratterizzante che rendesse unica la tazzina: la forma essenziale ed armonica di un manico rotondo, facendola così diventare una vera e propria icona aziendale.

Tecniche d'uso da grande artista del mestiere, imparato sul campo subito dopo la laurea a Firenze negli anni '80, quando si trasferisce a Milano e inizia la collaborazione con Ettore Sottsass. Ai lavori su piccole dimensioni affianca progettazioni anche su eco residence montani e alberghi a cinque stelle.

Suoi il Side Hotel ad Amburgo, il Vigilius Mountain Resort a Merano e il Radisson SAS Francoforte, eletto Best Hotel al Worldwide Hospitality Awards del 2005. Membro della Royal Insitute of British Architects (RIBA), è inserito nella Interior Hall of Fame di New York nel 2004.

In una intervista ha provato così a riassumere il suo lavoro di progettista e interior design:

"Cerco di percorrere un'altra via, una via capace di coniugare la piena contemporaneità a un attento ascolto del contesto. Una via che permetta di evitare l'urlo egocentrico della modernità a tutti i costi. Questa via si chiama Ecotecture – Ecology Economy Architecture. Il che significa estetica dell'economia: un lavoro di sottrazione e semplificazione, un progressivo avvicinamento all'essenza del problema e poi la riduzione del fabbisogno energetico con semplicità ed efficacia: è questa la prima responsabilità progettuale. Applicare le prescrizioni necessarie per un'architettura a basso consumo è un approccio in continuità con una tradizione da interpretare con i mezzi della modernità, dallo studio dell'involucro, all'esposizione solare, alla differenziazione delle facciate, all'impiantistica".

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